| Tipo di arma | Pistole pesanti |
| Rarità | ★★★★★★ |
Ricordo il mio ultimo incontro con "l'Angelo". È stato cento giorni fa, era febbraio. Era il nostro ultimo giro di ricognizione, alla ricerca di potenziali frane causate dalla caduta di un Ankhor. L'Aggelos è comparso all'improvviso alle spalle della squadra, proprio mentre ci stavamo avvicinando all'orlo di una voragine. Il vecchio Liu è stato il primo a essere colpito. Il suo allarme non è scattato per avvertirlo e si è messo a suonare solo quando il nemico ha disattivato la sua attrezzatura Tianshi. È così che ci siamo resi conto del pericolo. Tobin ha reagito in fretta: ha sparato all'addome dell'Aggelos, il quale ha ululato e agitato la coda, affilata come una lama. Tobin e Kachinsky non sono riusciti a schivarla e hanno incassato il colpo per me, dandomi l'opportunità di sparare il mio ultimo proiettile. L'Aggelos è caduto, sofferente. Forse. Dicono che gli Aggeloi non sentano niente, nemmeno il dolore. Sarebbe una vera ingiustizia.
Non ho più visto quell'Aggelos, da allora.
Finalmente, la guerra era finita.
L'investitura si è tenuta alla nostra base, vicino al Nord. Fu istituita per elogiare e premiare i soldati che si sono distinti in battaglia. In quanto unica sopravvissuta dell'avamposto 158, ho camminato al centro della colonna di premiati, accompagnata davanti, dietro, a sinistra e a destra da altri veterani come me. Ora siamo tutti eroi di guerra, con indosso uniformi nuove di zecca, adatte all'investitura. A proposito di uniformi, l'ultima volta che ricevetti un nuovo completo fu in occasione del mio arrivo su Talos-II. Il comitato locale delle frontiere aveva organizzato una cerimonia nuziale collettiva per tenere alto il morale del Protocollo Buco nero. Cinquantadue coppie di novelli sposi provenienti da Yan, Ursus, Vittoria... che si stabilivano e mettevano su famiglia in questo mondo sconosciuto. Io ero una di loro. Ero giovane, ma attraversare quel portale mi aveva prosciugato fino all'ultima goccia di coraggio. Anche il vecchio Liu era giovane, aveva appena superato gli esami di ammissione come Tianshi ed era orgoglioso di sé stesso. Mi prese la mano e mi disse di non avere paura. Mi promise che, insieme, avremmo superato ogni ostacolo di questo mondo, e che avremmo costruito la nostra nuova casa su questo pianeta.
E così, marciai da sola su quel lungo percorso verso il palco dell'investitura. Le urla esultanti della folla erano calorose, ma distanti. Cercai di contare le persone premiate, ma erano troppe.
Finalmente, la guerra era finita.
Il dopoguerra è stato persino peggio di quanto avevamo immaginato. Continuavano ad arrivare rifugiati dal Nord, riferendo che "tutto ciò che avevamo costruito non esisteva più". Le strutture ricettive erano al collasso. Le fabbriche e gli immensi parchi industriali che erano in attività da oltre un decennio erano stati sostituiti da rifugi temporanei, grigi e cupi. Sono iniziate subito le rivolte. Gli operai lottavano contro i soldati delle aziende nella Zona di sviluppo 2. Erano a un passo da una guerra vera e propria. Le notizie di quei tumulti avevano inoltre alimentato il malcontento all'interno dell'Istituto Tianshi. Alcuni Tianshi avevano iniziato a catalogare le fazioni come "Protocollanti" e "Antiprotocollanti" e sembrano voler istigare ostilità tra i nostri ranghi. Il Tianshi Ruan, uno dei compagni di classe del vecchio Liu, aveva sollecitato più volte l'Istituto perché rilasciasse una dichiarazione ufficiale per sedare quell'atmosfera sempre più ostile, ma non riceveva altro che lo stesso rimprovero: "La vera forza risiede nel mantenere la nostra incrollabile neutralità." Alcuni avevano addirittura provato a contattare la Dijiang, che continuava a solcare il cielo in orbita, ma persino la Endfield Industries restava in silenzio. Soltanto l'attacco all'acceleratore di massa di Hongshan-1 gli fece capire che quella facciata di neutralità non poteva più camuffare le crepe marcescenti tra di noi.
Era un giorno come gli altri, ma un gruppo di contadini aveva fatto irruzione nelle strutture energetiche di Hongshan-1. Nonostante fossero stati subito catturati e imprigionati dai Tianshi, i contadini ci hanno abbaiato contro: "Perché non aggiustate quel Portale cosmico? Perché non ci mandate a casa con questo acceleratore di massa?" I Tianshi non gli hanno dato retta e li hanno tenuti dietro le sbarre. Tra i contadini arrestati c'era una bambina Felinar di meno di dieci anni. Aveva chiesto a suo padre: "Papà, perché torniamo a casa? Pensavo avessimo una casa qui." Suo padre non aveva saputo risponderle.
E comunque, come facevamo a dirle che quell'enorme "accampamento di rifugiati" era casa sua? Come giustificare il fatto di aver lasciato Terra per mettere piede su questo pianeta? Molti di noi a malapena ne ricordavano il motivo.
Ci siamo trovati intrappolati in una prigione creata da noi stessi.
Finalmente, la guerra era finita.
Ci sono stati dei disordini di poco conto, verso mezzogiorno. Erano pensati per distrarre il Tianshi di pattuglia. Siamo usciti dai veicoli dove ci eravamo nascosti e abbiamo attraversato la linea di confine. Una giovane guardia Tianshi sorvegliava l'ultimo passaggio per uscire da Hongshan. I nostri sguardi si sono incrociati, mentre caricavo l'arma. Il Tianshi non ha attivato l'allarme, né sollevato la sua unità delle Arti.
"Sono un umile discepolo del Tianshi Ruan e sto aspettando da un po'". Le sue parole mi hanno scosso, risvegliandomi dal mio stupore.
"Che mi dici del Tianshi Ruan?"
"Il mio mentore mi ha detto che è meglio partire in gruppo. È andato via prima di tutti voi. Se trovare una nuova casa è ciò che desiderate, lui farà del suo meglio per accontentarvi."
Mentre parlava, mi ha messo in mano un lasciapassare di bambù smeraldino. Sopra c'era incisa la parola "Qingbo".
"Uscite dalla città, poi dirigetevi verso le montagne. Lo troverete lì."
Finalmente, la guerra era finita.